lunedì 3 aprile 2017

Caro Diario 4

Caro diario,

è tanto che non ti scrivo, lo so, ma proprio oggi mi è venuta una gran voglia di urlare al mondo che esisto e, visto e considerato che non ho il coraggio necessario per compiere un gesto simile, ho deciso di buttare giù, qui, tutto ciò che, secondo me, varrebbe la pena urlare.

Per prima cosa, mi piacerebbe che tutti potessero sentire quanto mi sono rotto di essere chi non sono. Mi capisci? Non sai quanto mi sentirei bene, si proprio cosi, bene dentro, se, davanti a tutti, riuscissi a urlare che mi sono stancato di apparire sempre come il “fagiano” di turno, accannato e perennemente semi-addormentato, che, il sabato sera, non ha nulla di meglio da fare, se non farsi il solito giro in macchinetta, rischiando ogni secondo che passa la vita da schifo che si ritrova.  
 
Io non sono sempre stato così, sai? In un mondo parallelo, ero un bambino pieno di sogni e desideri, che voleva solo essere felice con la sua famiglia. E tutto sembrava così possibile. Ricordo che, di notte, con la tata che russava nell’altra stanza, mi piaceva ascoltare il battito del mio cuore per addormentarmi, sussurrandomi che, nonostante fosse tanto buio in quella casa così immensa, io non dovevo avere paura, perché non ero solo. Mamma e papà, mi dicevo, torneranno presto dal loro viaggio e allora mi riempiranno di baci e carezze, proprio come succedeva in quel film, si, quello del ragazzino che si dimentica di prendere l’aereo, quello con quell’attore che poi è diventato un tossico peggio di me.
 
Ma poi le cose cambiano. Crescendo, ho imparato che, dopo quel viaggio, ce ne sarebbe stato un altro e un altro ancora e che, al loro ritorno, i miei genitori mi avrebbero solo regalato l’ennesimo giocattolo costoso e senz’anima, una pacca sulla spalla e un bacio fugace, senza neanche chiedermi se stavo bene, ma blaterando subito di quella loro amica, che non vedevano da tanto tempo e che avevano già invitato a cena, per passare un po’ di tempo insieme. Non che faccia una gran differenza, quando rimangono a casa, comunque. Sai, gli altri passano il tempo a lamentarsi di quanto sono str- uhm- detestabili i loro genitori e in pubblico devo ammettere che anche io faccio lo stesso, ma la verità è che i miei non possono neanche essere definiti così: loro semplicemente non esistono. Capisci cosa intendo? Loro non mi fanno del male, anzi, sono probabilmente i genitori più tranquilli che conosco. Non mi urlano mai contro, né mi trattano come se fossi un peso o una responsabilità. Semplicemente non mi trattano; semplicemente non si accorgono di me. 
 
A volte, immagino come sarebbe diversa la mia vita se loro mi avessero calcolato, almeno una o due volte, così, magari pure per errore: probabilmente non mi sarei fumato tutta quell’erba; probabilmente non starei qui, adesso, chiuso in camera mia, a scrivere cose deliranti, con gli occhi infossati nelle orbite e il cervello assopito tra le grida dei pensieri. E chissà, magari sarei uno di quegli sfigati che vanno a Scampia; uno di quelli, cui non frega niente se poi i fattoni come me pensano che sia un poveraccio, perché ha il coraggio di fare ciò che vuole. Sembra così facile dare la colpa ai miei, così appagante. Ma tra le grida nella mia testa un grido risuona forte e chiaro: la colpa non è  soltanto loro. Già, perché sono io quello che spreca l’unica vita che tra una curva e l’altra, fumando quella dannata roba che, qualche annetto fa, mi era sembrata tanto un’ancora di salvezza, ma che ora mi sta solo trascinando verso il fondo.
 
Sto proprio fuori, veh? Forse stasera ho un po’ esagerato con la dose, ma i miei sono partiti di nuovo e io… Boh, non lo so che mi prende, ma mi brucia. Mi brucia proprio qui, dietro gli occhi, dove un tempo giacevano le lacrime. Non credo ci siano più, la roba si è portata via anche quelle. Tanto che importa, nessuno mi vede, nessuno, a parte me stesso, s’intende, ma io mi faccio già abbastanza schifo da solo, quindi non me ne frega niente, se mi sembro ancora più debole e fragile. Bah, adesso sarà meglio che vada, prima che mi renda conto di tutte le stupidaggini che ho scritto.

Vado a trovare un modo per saltare la versione di greco di domani o, almeno, per trovare qualche secchioncella tutta casa e chiesa che me la faccia copiare in cambio di un sorriso di sfuggita davanti a tutti dopo scuola. Ci guadagniamo entrambi, eh. Non sono così insensibile quanto sembro. 

Se beccamo,
 
H.C.